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Gli studenti delle classi III C e III F dell’Istituto “Galileo Galilei” di San Secondo sono stati i protagonisti di un viaggio sul territorio che è diventato viaggio nel tempo.

Prima tappa: i prati stabili della zona compresa tra San Secondo e Fontanellato per una lezione “sul campo” condotta dal prof. Corradi.

Seconda tappa: i fontanili che si trovano nella zona circostante all’Abbazia di Chiaravalle della Colomba di Alseno.

La terza tappa è stata la visita al complesso abbaziale cistercense sotto la guida del priore.

Meta finale, nel pomeriggio, Vigoleno.

viaggio nel tempo 3c 3f galilei

Prati stabili e fontanili

Nella ZPS (Zona di Protezione Speciale) tra il Comune di San Secondo e quello di Fontanellato, si trova da sempre una zona ricca di fonti d’acqua, condizione indispensabile per i prati stabili, campi che offrono un gran numero di specie vegetali. Questa eccezionale biodiversità è data dal fatto che il campo non subisce trattamenti da parte dell’uomo; dunque le piante hanno la possibilità di crescere liberamente.

Giunti sul posto, gli agrari delle classi 3C e 3F del Galilei, muniti di attrezzatura e seguendo le istruzioni del prof. Corradi, hanno prelevato dei campioni di terreno e analizzato le caratteristiche delle varie specie di graminacee, poi le hanno confrontate con le leguminose individuando così due tipi di prati:

  • un prato stabile o anche chiamato prato sodivo, caratterizzato da una vegetazione mista, in particolare da erba mazzolina e erba festuca, piante graminacee spontanee che dispongono di un apparato radicale superficiale simile ma dalle caratteristiche morfologiche differenti, ad esempio la festuca, ricca di silice, risulta ruvida e tagliente al tatto;
  • un appezzamento detto arativo, caratterizzato da un solo tipo di vegetazione, l’erba medica, la cui differenza è che presenta radici a fittone, che sono profonde.

Dalle analisi e dal confronto dei due terreni gli studenti hanno scoperto che il prato stabile o sodivo produce molto di più del campo di erba medica o arativo, grazie alle sue caratteristiche. In sintesi, i prati stabili:

  • non si arano, ma hanno una vegetazione permanente POLIFITA;
  • in essi è presente più BIODIVERSITA’ rispetto al campo arativo e al campo di monocoltura;
  • sono ricchi di HUMUS, letame lasciato sul terreno per un anno al fine di concimare;
  • vi crescono erba medica, trifoglio e GRAMINACEE (dalle radici superficiali);
  • sono zone ricche di acqua, quindi vi si possono trovare pioppi, salici, quercia.
  • sono prati marcitoi.

Terminate le analisi del terreno, le due classi si sono recate ad un fontanile nei pressi di Chiaravalle della Colomba, dove il prof. Corradi ha spiegato loro il funzionamento delle risorgive che sono risorse d’acqua naturali. L’acqua dei fiumi scorre dalla collina con un fondo di sassi e ghiaia, si insedia nel terreno permeabile fino ad arrivare in pianura, dove incontra un terreno impermeabile e risale in superficie; quindi si forma una sorta di “lago-stagno” naturale che, grazie a dei canali scavati tra i campi, permette l’irrigazione anche d’inverno, favorendo la crescita del foraggio anche durante le stagioni fredde, in quanto l’acqua delle risorgive è intorno ai 9-12 °C. Lo sapevano bene i monaci cistercensi, quando giunsero nel territorio e cominciarono a bonificare, disboscare, coltivare e allevare bestiame.

Questa esperienza ha fornito agli studenti maggiore consapevolezza delle potenzialità territoriali della bassa parmense, rendendoli protagonisti delle attività svolte.

VISITA ALL’ ABBAZIA DI CHIARAVALLE DELLA COLOMBA

In mattinata gli studenti agrari hanno visitato anche l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, guidati dal priore della comunità religiosa. La chiesa è stata fondata da tredici monaci e la costruzione ampliata nel corso del tempo. Per motivi di sicurezza, i pilastri principali sono stati interrati di 6 metri. I materiali per l’edificazione dell’abbazia sono stati trovati nella zona. La caratteristica dei mattoni dei muri portanti è quella di essere cotti all’esterno e crudi all’interno, ottenendo così una consistenza elastica, in modo da prevenire i danni causati dalle scosse sismiche.

Gli stili utilizzati sono il romanico per l’altezza delle arcate, il gotico per i capitelli e il lombardo per i colori e la zona più recente.

Nei capitelli del chiostro sono scolpiti momenti della vita monastica e rappresentazioni allegoriche come per esempio le quattro colonne ad ogni angolo del cortile sono unite da un fascio che rappresenta l’unione dei monaci nel lavoro di costruzione; invece l’immagine del serpente rappresenta la tentazione del male.

VISITA AL BORGO DI VIGOLENO

Nel pomeriggio gli studenti si sono recati presso il borgo medievale di Vigoleno per approfondire gli argomenti studiati in classe con le loro insegnanti di storia, le professoresse Ilaria Soncini e Marianna Zicolella. All’arrivo sono stati accolti da una giovane guida che ha presentato il borgo e li ha accompagnati per un breve tour.

È stato possibile accedere alla pieve romanica dedicata a San Giorgio raffigurato nel bassorilievo della lunetta sopra il portale d’ingresso. All’interno della chiesetta risalente all’ XI secolo si possono ancora ammirare diversi affreschi, solo in parte conservati, tra i quali spicca quello di San Giorgio che uccide il drago salvando la principessa, collocato nell’abside dell’altare.

Il castello fu in possesso della famiglia Scotti dal Duecento ai primi del Novecento, mentre oggi è una proprietà privata visibile però al pubblico nella maggior parte dei suoi ambienti.

È caratterizzato da un mastio - la torre più grande - che all’epoca in cui fu costruito veniva usato come torre difensiva. All’interno la torre è composta da diversi piani, ognuno dei quali oggi conserva ed espone diversi oggetti dell’epoca. Speciale attenzione è stata data alla stanze delle armi e a quella degli strumenti di tortura come la ghigliottina, l’ascia del boia, la panca della tortura, la forca e la gogna.

Per raggiungere i piani superiori, il gruppo ha percorso le ripide e piccole scale: –Quant’erano bassi i soldati dell’epoca!- è stata l’osservazione di molti ragazzi che faticavano a passare attraverso le rampe. La guida però ha precisato che in origine i piani erano collegati da scale a pioli le quali venivano rimosse in caso di pericolo.

Arrivati in cima al mastio, i ragazzi si sono ritrovati immersi in un’atmosfera rarefatta e suggestiva: le nubi avevano avvolto il castello e una fitta e densa nebbia impediva lo sguardo sulla vallata. Si intravedevano solo qualche tetto e qualche chiazza di colore autunnale delle viti che ricoprono le colline circostanti e che producono un pregiato vino passito del luogo.

La visita si è conclusa con alcune stanze del piano nobile. Una carrellata di sale sontuosamente arredate con preziosi mobili e suppellettili d’altri tempi hanno riempito gli occhi degli studenti: la stanza rossa, la stanza blu, la sala del biliardo e un teatrino da dodici posti, uno dei più piccoli d’Europa.

 

 

 

 

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