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Sicilia5

Le classi 4A e 4C del Bocchialini, accompagnate dalle prof.sse Ollari, Michelotti, Colombo e Fortini, in collaborazione con l’associazione Libera, hanno potuto svolgere uno speciale viaggio d’istruzione in Sicilia come evento conclusivo del progetto “Se dicessimo la verità”: studenti e insegnanti hanno potuto soggiornare nella bellissima città di Palermo dal 2 al 5 giugno, quattro giorni durante i quali, accompagnati da una preparata e professionale mediatrice culturale, sono stati affrontati ed approfonditi temi importanti come la mafia e l’impegno civile, attraverso la visita nei luoghi delle principali stragi mafiose e conoscendo molti esempi di lotta antimafia.

Quale modo migliore per concludere un anno scolastico se non quello di un viaggio d'istruzione in una terra piena di luce, colori, profumi e... legalità?

Le classi 4A e 4C del Bocchialini, accompagnate dalle prof.sse Ollari, Michelotti, Colombo e Fortini, in collaborazione con l’associazione Libera, hanno potuto svolgere uno speciale viaggio d’istruzione in Sicilia come evento conclusivo del progetto “Se dicessimo la verità”: studenti e insegnanti hanno potuto soggiornare nella bellissima città di Palermo dal 2 al 5 giugno, quattro giorni durante i quali, accompagnati da una preparata e professionale mediatrice culturale, sono stati affrontati ed approfonditi temi importanti come la mafia e l’impegno civile, attraverso la visita nei luoghi delle principali stragi mafiose e conoscendo molti esempi di lotta antimafia.

Prima tappa, dopo l'arrivo all'Aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo, all’uscita autostradale di Capaci, dove vennero uccisi il giudice Falcone e la sua scorta. Successivamente abbiamo visitato la Kalsa, il quartiere di origine araba, in pieno centro storico di Palermo, dove sono nati e cresciuti i giudici Falcone e Borsellino e dove siamo entrati in contatto con la difficile storia della città. Il quartiere infatti, bombardato durante il secondo conflitto mondiale, non è mai stato ricostruito e solo negli ultimi anni la principale piazza è stata risistemata. Le amministrazioni comunali colluse con la mafia preferirono che il quartiere degradasse e che gli abitanti fossero costretti a spostarsi nelle periferie, dove li aspettavano i grandi condomini, frutto di quella gigantesca speculazione immobiliare che prende il nome di “Sacco di Palermo”. Siamo poi andati in via D’Amelio, teatro della tristemente famosa strage, dove abbiamo conosciuto meglio quelle straordinarie figure dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi dalla mafia nel 1992.

Il primo esempio di bene confiscato alla mafia lo abbiamo avuto il secondo giorno, con la visita nell'Alto Belice corleonese, alla cantina Centopassi, dedicata a Placido Rizzotto, uno dei tanti innocenti morti di mafia. La cantina sorge su un terreno confiscato al boss del luogo, Giovanni Brusca, ed è circondata da un esteso vigneto.

Successivamente, ci siamo recati in visita al memoriale di Portella della Ginestra, luogo dell’eccidio compiuto dalla banda di Salvatore Giuliano, avvenuta il 1 maggio 1947 durante la celebrazione della festa dei lavoratori. Nonostante non siano mai stati individuati i mandanti, sono certe le responsabilità degli ambienti politici siciliani, interessati a intimidire la popolazione contadina che reclamava la terra e aveva votato per il Blocco del Popolo nelle elezioni di quell’anno.

Nel pomeriggio abbiamo fatto visita al Centro Padrenostro, fondato da Don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia nel 1993, nel difficile quartiere Brancaccio; qui, un gruppo di giovani volontari si impegna a continuare il lavoro iniziato da don Puglisi seguendo i bambini del luogo, affinché imparino i valori della legalità e non finiscano nelle reti della criminalità.

La mattina del 4 giugno abbiamo fatto visita alla Cappella Palatina di Palermo, risultato di vari stili. bizantino, arabo e normanno; questa immensa opera è infatti caratterizzata da un soffitto in legno scolpito, proprio dell’architettura araba, e da pareti raffiguranti immagini immerse nel fondo oro, tipico della cultura bizantina. La visita è poi proseguita all'Orto Botanico, voluto da Ferdinando di Borbone nel 1789 e comprendente una carpoteca ed una banca del germoplasma.

L'Orto è famoso per l'immenso esemplare di Ficus macrophylla columnaris, la cui chioma può estendersi anche per un raggio di 200 metri e sotto la quale abbiamo scattato una bella foto di gruppo.

Interessante la visita del mercato multietnico e multiculturale di Ballarò, all’interno del quale è nata una realtà come il ristorante Millevolti, capace di dare lavoro e valorizzare giovani provenienti da tutto il mondo. La giornata si è poi conclusa con la visita alla sede dell'associazione Libera di Palermo, La bottega dei sapori e dei saperi, nella quale sono venduti anche i cibi prodotti da Cotti in fragranza il progetto per la reintegrazione dei giovani carcerati. Anche in questo modo abbiamo conosciuto diverse pratiche di contrasto alle mafie.

Nel quarto ed ultimo giorno abbiamo avuto la possibilità di passeggiare nella prima riserva naturale istituita in Sicilia: la Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, così denominata perché in passato i pastori, detti appunto zingari, conducevano qui la transumanza, ossia lo spostamento delle mandrie e delle greggi. La Riserva è stata istituita grazie alla battaglia condotta dai Siciliani nel 1980 contro la costruzione di una strada che doveva attraversarla interamente da Scopello a San Vito Lo Capo.

Incantati dalla bellezza del paesaggio, in molti non hanno resistito a bagnarsi nelle acque limpidissime di una caletta.

Nel pomeriggio emozionante visita alla Casa Memoria di Peppino Impastato, a Cinisi, dove abbiamo percorso i famosi Cento Passi che separano la casa di Peppino da quella del boss mafioso mandante del suo omicidio.

A malincuore, ma arricchiti da un'esperienza unica e da tante riflessioni, in serata siamo poi ripartiti in direzione di Parma.

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